Non volevo un figlio e la mia vita era impostata in tutt’altro modo. Lavoravo per viaggiare: tutti i soldi guadagnati venivano risparmiati e poi spesi due volte all’anno per girare il mondo il più lontano possibile. Lavoravo tra Milano, Roma e Bruxelles e non avevo bisogno di alcun preavviso per mettermi in aereo. Avevo prima divorziato e poi concluso una convivenza. Avevo delle regole ma erano le mie, vivevo col coltello tra denti e cercavo la libertà.
Avevo chiesto "la bestia più veloce che c’è, figlia del lampo, degna di un re". E correvo lontano da quello che gli altri si aspettavano da me, lontano da famiglia, figli e noia. "Corri come il vento che mi salverò". Volevo salvarmi da una vita che ritenevo piatta, senza libertà e senza desideri.
Poi ho fatto un casino, la pancia cresceva, io ero disorientata. Ma correvo ancora, alla cieca.
E il 27 giugno di 8 anni fa sono arrivata a Samarcanda, dove mi attendeva il destino da cui fuggivo.
Nel mio caso però era un destino meraviglioso. E’ nato mio figlio e mi sono piegata all’incredibile: a Samarcanda c’era quello che non desideravo ma che era perfetto per me. Il mio destino era migliore dei miei sogni.
Auguri destino. Auguri Dario.

Seguici su: