E' quanto emerge da un'indagine di Anna Antoniazzi dell'Università di Genova, autrice di "Dai puffi a Peppa Pig" (Carocci dal 26 marzo).
Peppa è un successo per tanti fattori, ha spiegato l'esperta all'Ansa: semplicità e immediatezza, essenzialità del disegno e del tratto, identificazione con contesti famigliari conosciuti. Eppure i comportamenti di Peppa non sono sempre esemplari: la maialina somiglia spesso a un bambino senza regole, cui tutto è concesso da genitori troppo accondiscendenti. Peraltro ''Peppa e la sua famiglia assomigliano molto alla generalità delle famiglie di oggi - spiega - nelle quali i genitori, benché cerchino di essere presenti, non si curano nei fatti dell'infanzia e della sua educazione.

Peppa può fare tutto, non ha limiti, l'unica cosa importante è che si diverta e questo modello senz'altro non è educativo. Rispecchia una realtà sempre più diffusa: i genitori di oggi trascurano ''il compito, difficile e non immediatamente gratificante, di aiutare i bimbi a scoprire le regole e la loro funzione, a comprendere i propri errori, a mostrare come le scelte abbiano conseguenze''.
E non è tutto, col suo linguaggio fin troppo semplice e la voce fuori campo che spiega, Peppa rischia di spegnere curiosità e immaginazione dei bambini. ''Ci sono poche domande nelle storie di Peppa e troppe cose spiegate preventivamente, quasi a tutelare (il mondo adulto) da richieste e situazioni imbarazzanti''.
Cosa fare allora? Evitate che la passione per Peppa sia totalizzante e proporre ai bimbi altri personaggi, storie, fiabe. (Ansa)

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